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Il Museo di Caorle

Museo Caorle

Il Museo del Duomo di Santo Stefano di Caorle, è gestito per conto della Parrocchia
dall'Associazione Sant'Apollonia. Allestito nel 1975 negli spazi dell'antica cappella privata dei
vescovi, il Museo raccoglie oggetti legati al culto e alla devozione, come calici, reliquiari, croci,
vesti liturgiche, oltre alle famose sei icone trecentesche.

Orario Estivo

Sabato 20.00-22.00
Domenica 10.00-12.00 / 20.00-22.00

Per maggiori informazioni è possibile rivolgersi all'Associazione sant'Apollonia
Tel. 0412702464
Fax 0412702458

MUSEO - Sala Archeologica

La sala espone numerosi e diversi reperti di produzione romana, bizantina e medievale. Il primo mobile-vetrina, a sinistra entrando, racchiude oggetti in terracotta per cucina: vasi idrici; spezzone di stipite marmoreo, colonnina marmorea, anfore di uso particolare (cineraria), bacile etc.
Tali oggetti, per la maggior parte romani, sono tutti spiegati, anche se essenzialmente, con didascalia. Il secondo e terzo mobile-vetrina, a sinistra entrando, racchiude: vasi di coccio e di ceramica, bicchieri paleo-veneti, mattoni di fondazione e vari altri ripescati in mare, spada bizantina Parazonio, bacili con decorazioni floreali, vaso islamico, patera cerimoniale con danzatore che percuote il tamburo, crogioli di epoca medievale, etc.
Le tre teche con coperchio a spiovente, davanti all' ingresso, racchiudono (da sinistra a destra):
a) Cocci di varia foggia, forma e colore di epoca basso-medievale e rinascimentale (XII-XVI sec.) rinvenuti in lavori di scavo della diga frontistante il Duomo di Caorle e davanti alla caserma della Polizia Urbana in Piazza Vescovado, nel 1986;
b) Lucerne di vario tipo in terracotta, frammenti, daga romana, conio per monete in terracotta, anello di gomena in piombo, resti fittili diversi;
c) Pipe in terracotta settecentesche, conchiglie fossili, pietra di paragone veneziana ed altro. Sulle mensole: Colli e spezzoni di anfore romane di vario tipo, tutte numerate e classificate (dal III sec. a.C. al II sec. d.C.).
Per terra, su pedana: Anfore intere in parte mutile, romane, cartaginesi; macine per cereali a forma di ruota, laterizi vari, ceppi d' ancora romana in piombo, mortai in pietra, etc. Sopra le teche-vetrine sono esposte tavole con la spiegazione storicistica del materiale e disegni di ricostruzione di anfore ed ancore.
In archivio (nella sala archeologica):
Raccolta di oltre 1.000 negativi b.n. di foto d' epoca, con parallela riproduzione delle stesse in cartolina per la selezione e per eventuale commissione di copie per uso giornalistico, didattico, di ricerca ed altro.
Vi sono rappresentati soggetti paesaggistici del centro, della laguna, del mare, di attivita' territoriali (pesca, caccia, agricoltura, turismo), della cantieristica (squero), della balneazione ed altro. In questa aula e', sostanzialmente, testimoniata la storia che va' dal III sec. a.C. al XVII sec. d.C.

MUSEO - Sala Etnologica

La Sala Etnologica racconta Caorle dal Medioevo in avanti. Una volta entrati nella sala, a sinistra si può osservare la lettera con foto di gruppo di "Pionieri", alcuni dei soldati distaccati a Caorle nel primo conflitto mondiale. L'autore della lettera racconta il proprio ruolo sanitario e la propria benevolenza verso le popolazioni del territorio di Caorle, cui passava, furtivamente, il chinino per combattere la malaria (molto diffusa a quel tempo a causa della zanzara Anofele che si riproduceva assicciamente per i canneti e gli acquitrini delle valli e lagune. Sulla parete: quattro diplomi di benemerenza per produzione agricola e zootecnica rilasciati dal governo del tempo (anni '30) alla Corte Rurale di Ca' Corniani di Caorle (frazione agricola-zootecnica vitivinicola e idroculturale importantissima). La Grande Bandiera Tricolore con stemma sabaudo esposta da un caorlotto dalla bifora della cella del campanile cilindrico di Caorle, al termine del Primo Conflitto, presenti ancora gli austriaci.
Sulla destra della Bandiera Italiana, foto del "Gramola" (Nicolo' Gallo), autore del gesto, avvenuto il 30.10.1918, e stralcio del racconto da un libro di storia dell' epoca.
Sotto la Bandiera Italiana ed ai lati: Fotografie dello Squero (Cantiere per imbarcazioni) e panoramica di Caorle vista dalla cella campanaria negli anni '20; Foto di Gruppo di marinai austriaci, con il loro capo (signor Benussi), che, tra i molti porti visitati nella propria lunga ed onorata carriera, sotto la bandiera austro-ungarica e con navi si S.M., annovera, primo tra quelli italiani, il Porto di Falconera di Caorle; Piattera con ceramiche dipinte a mano dalla concittadina Carlotta Romiati Prosdocimi, e sotto di essa, su tessuto di sacco colore bleu notte, disegno di pannocchie con materia prima ricavata daio suoi cartocci; Affettatrice in legno per verze a botola e con coltello a ghigliottina azionato con la pressione della mano:
Sul ripiano: Utensili vari di carpenteria, venatori, rurali, domestici; tutti didascalizzati.
Sulla parete di fondo; in angolo a sinistra, su pedana: Riprodizione di focolare rurale con vari accessori: catene (ciavedon) e paiolo appesi sotto la nappa, tostatrice e macinino per caffe', mantice per attizzare il fuoco, ferri da stiro diversi, dalmine e socoi (zoccoli in legno di foggia diversa)chiusi e semi aperti per stalla e luoghi umidi, usati in campagna.
Sulla pedana (del caminetto): Arcolaio e fuso, per dipanare il primo, e per torcere il secondo, la lana, il cotone ed altra fibra vegetale.
A destra del caminetto: Doppietta da caccia; riquadro con cornice marrone contenente tessere fotografiche e la centro mappa della seconda Corte Rurale di Caorle (Azienda Chiggiato) negli anni '20. Sotto, ai lati, due piatti a disegno azzurrato con motti latini, riprodotti e dipinti a mano dalla signora Carlotta Romiati Prosdocimi.
Sotto il riquadro, al centro: Bigoncella per il trasporto di acqua con secchi dalla fontana o dal pozzo alla dimora; madia per riporre il pane, costruita artigianalmente, decorata ai lati con maiolica dipinta a mano, riproducente momenti di vita rurale degli anni '30 e frasi laudatorie legate al famoso periodo della "Battaglia del Grano".
Opera della signora Carlotta Romiati Prosdocimi.
I suddetti materiali illustrano gli oggetti d' uso della carpenteria, di cui Caorle fu giustamente famosa gia' ai tempi della Serenissima Repubblica e della vita rurale, particolarmente intensa nel vasto entroterra (5.000 ha),sia a colonia che in Corti Rurali, ben organizzate ed autonome.
Angolo con "Ara e Sopa":
E' riprodotto uno scorcio di laguna con sopra il "cason" e "casonetto", tipici capanni di falasco (canna palustre).
Nel primo andavano a dimorare per lavoro i pescatori e le loro famiglie in lunghi periodi dell' anno, specie nel tempo della "Fraima", il cui significato discende dal latino "Infra-Hieme", cioe' sotto l' inverno, alle soglie dell' inverno. L' 8 settembre, infatti, la gran parte dei pescatori si radunava in Rio ( porto interno di Caorle) e, dopo la beedizione del sacerdote si avviava su barche di diversa foggia e stazza, verso le lagune, dove sarebbe rimasta a "cason" fino al 22 dicembre, antevigilia di Natale.
L' esodo era anche detto "Madonna dei Fagotti" oltre che Fraima, proprio perche' ricorrendo l' 8 settembre, la Natività della Beata Vergine, con essa si avviavano "nella forma" i buoni auspici, fisicamente rappresentati dai fagotti, cioe' dagli involucri e dagli oggetti -indimenti e mnasserizie-ammonticchiati sulla prora e sul ponte delle imbarcazioni e sui quali quasi polene vitali, s' accucciavano cani e gatti che pore avevano una loro specifica funzione una volta giunti a casone (i primi facevano la guardia ed i secondi cacciavano i ratti e i topi ripulendo dalle lische il luogo).
Nel "casoneto" trovavano posto "i arnesi" (ovvero gli arnesi, gli oggetti di lavoro): remi, forcole, marotte, masi (segnareti), matasse di cime, fili per rammendare le trame lacerate, etc.
L' Ara era ed e' una terminazione della via d' acqua (appendice)residua di un corso intercluso a causa di bonifica, in cui si faceva la "sopa" alzando il livello del terreno acquitrinoso (fragmiteto), con escavo e versamento, nel perimetro ottenuto, di teraa di "velma" (scascesa di fango dalla riva verso il letto dei corsi d' acqua di canali e di specchi d' acqua intervallivi). Giova informare che la fossa ricavata con l' escavo serviva da peschiera, cioe' da vivaio per il pesce catturato e che poi veniva, se del caso, venduto, consumato direttamente, ovvero barattato con altri generi alimentari agricoli.
Sulla "sopa" era eretto il casone, che aveva scheletro in assi di legno e centine ricavati da albero e rami di robinia o acacia e copertura con mannelle di canna palustre, che venivano sapientemente disposte e legate con vimini e lunghi rami elastici di pioppo e tamericio.
L' "Ara" era cosi' detta perchè rappresentava l' unita' di misura agronomica di 100 mq, tanto era vasta, su per giu', l' area della "sopa".
Sulla parete sopra: Affresco d' ambiente con volatili vallivi.
Sotto il plastico, nelle tre nucchie:
a) evoluzione e tipologia delle barche da pesca caorlotte;
b) batea o sandalo lagunare (tipo Sampierotto);
c) oggetti ed utensili da "cason".
Sul pancone difronte all' ingresso: Oggetti d' uso per la pesca e la caccia; stampi di richiamo per uccelli acquatici (marafoni) in "pavera" (erba palustre) costruiti artigianalmente,"squaleneri": reti per grachi porri e granceole; grosso paranco per tirar a secco il Bragozzo e per trascinare la rete di pesce sulla tolda del peschereccio, detto "taja"; "bujol" (secchio di legno con manico, da portarsi appeso all' avambraccio in valle); "cofojn" (cesto piatto per esporre il pesce); "canestrin" ( per scolare dall' acqua il pesce prima della frittura). Bragozzo di scafo stretto del tipo "sadeliero"(si pescavano sardelle issando una lanterna su una pertica che sporgeva da prora del bragozzo), lanterna contenente lume a petrolio usata sul "sadeliero".
Questa imbarcazione da pesca, a differenza dell' omologa detta "Tamoche", di scafo pou' largo, non aveva l' albero di trinchetto (quello do prora) perchè lo spazio ottenuto con la sua rimozione veniva utilizzato (la tolda) per scaricarvi il pesce tirato su col paranco e trattenuto nel sacco della "tratta" che, issato, veniva liberato sciogliendo un nodo sul fondo del sacco stesso.
Sulla parete del pancone difronte: Serie di tavole onomastiche, con disegni illustrati delle varie fasi e modi di armamento delle vele di bragozzo e metodologia per la costruzione delle stesse. A sinistra: effigie originaria della Madonna dell' Angelo, patrona dei pescatori di Caorle, che per tradizione ve la tenevano sia in casone che a bordo del bragozzo. L' effigie attuale, che si trova sull' altare del tempio dedicato alla Madonna dell' Angelo è stata scolpita in Val Gardena, benedetta il 19 luglio 1923 dal Cardinal Patriarca Pietro La Fontaine nella Basilica della Salute di Venezia e condotta a Caorle in processione marittima il 21 luglio.
A destra: Tavola con illustrazione delle imbarcazioni a remi veneziane e quindi, in parte, anche caorlotte. Mappe d' epoca originali con il territorio di Caorle e i suoi fiumi.
Sulla parete destra, entrando: specie di animali da laguna e da mare: Ancorotto tipo "ammiragliato", che con suo peso tende la corda che espone le due vele da bragozzo sospese sopra, sotto il soffitto dell' aula ci sono delle vele originali, Brano di sopra (gota) con angelo alato su fondo nero pece e, sotto, di esso, tratti di "falca" (fascia che delimita il fasciame lungo le due fiancate in corrispondenza della tolda) con simboli religiosi (colomba) e aportopaici come il drago (simboli o disegni che devono esorcizzare il timore della morte).
Sul pergamo centrale: Bragozzo tipo "tamoche" con vele, anni '30 - '40, per la pesca generalizzata con saccoleva (tratta). Quello esposto è un modello-giocattolo costruito dai "Fumolo" (Fam. Marchesan) i cui bambini utilizzavano per gare con analoghi scafi di coetanei a riva del mare.
Barca "Caorlina" lunga nella realta' 10 mt, vogata da 6 uomini e l' addetto a poppa conn remo di direzione. Imbarcazione da pesca di laguna,(il modello per la navigazione sotto costa era provvisto di vela).La barca Caorlina venne molto utilizzata fino allo spirare degli anni '20. Poi fu soppiantata dal Bragozzo, quando , nel 1929, la pesca si spostò dalla laguna al mare per il sopravvenire della bonifica dei territori iterlagunari e vallivi.
nei tempi del suo maggior splendore era vogata dalle"Compagnie di Tratta" che, lungo il canale Baseleghe e Dei Lovi, all' estremo Est del comune di Caorle, esercitavano con gran profitto la pesca agli storioni, orate, brancini, cagnoi (specie di piccoli pescecani commestibili detti anche asia')anguille, capitoni, volpine, cefali, etc. Le compagnie di tratta erano formate anche da 100 individui ciscuna.
Per i "mestiereti" ossia la piccola pesca, si adoperava la Batea, barca piatta vogata da uno o due uomini (il prototipo si trova esposto in scala ridotta nella nicchia centrale dell' angolo valle).
Alla testa del pergamo: il Pajolo (caldiera), che veniva ,come esposto, collocato su di un braciere dentro il boccaporto di poppa del Bragozzo per cucinare il cibo quotidiano (avanti l' adozione del fornello a gas liquido).
Al Braciere, ricavato con una cassa in assi di legno, si applicava un rivestimento interno di latta, che veniva isolata dal legno con il riempimento degli interspazi con della sabbia.
Ai piedi della parete del pergamo: Samovar. Elemento estraneo alla cultura locale tradizionale, bensi' legato ai fatti dell' emigrazione di gente di Caorle in Russia per motivi di lavoro, ai tempi della costruzione della Transiberiana.
Sopra il pergamo, nel centro:
Bombardella basso-medievale rinvenuta in mare ed in uso nel cassero di poppa di Galee o Galeoni veneziani (dal XIV al XVI sec.). Adagiate sul pianale, palle di artiglieria di epoche e calibri diversi.
Accostate lungo i lati del pergamo: Spingarde (s'cioponi) per la caccia divolatili in Valli e Lagune di Caorle.
L' arma veniva disposta lungo la linea mediana della "batea" dove la canna sporgeva dal pomolo di prora ed il calcio terminava sopra il trasto; qui il cacciatore si acquattava in attesa di scorgere lo stormo di acquatici al quale sparava, uccidendo, talvolta, anche 150 esemplari con un colpo solo. Allora non si trattava di ecatombe, bensi' di sfoltimento di un habitat frequentato fittamente da uccelli stanziali e di passo. La quantità abbattuta veniva per la gran parte compensata con il massiccio flusso migratorio su un territorio lagunare molto ricco di pastura (alimento).
La cacciagione serviva ad integrare la monodieta a base di pesce ed i "mazzi" di masurini (germani reali), costituivano un' apetita moneta di scambio e di baratto di matrerie prime a Portogruaro come a Venezia.