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La Cattedrale - il lato esterno

Duomo Caorle

Se il pavimento merita relativa attenzione giacchè è costruzione recente che ha falsato il precedente, forse in cotto, visibile in parte sul lato attraverso feritoia aperta, la novità specifica di ordine architettonico e storico, si deve alla soluzione delle diciotto colonne e pilastri, con i relativi capitelli ed archi.
Ci troviamo innanzi ad un ritmo lineare in una successione ricercata a bella posta, vale a dire, nove tra colonne e pilastri in ciascun lato. Essi sono disposti in cinque colonne di marmo greco e quattro pilastri in cotto, in alternanza al modo seguente:
avviandosi dalla porta d'ingresso: colonna, pilastro, per concludersi sempre con la colonna del ritmo divisorio.
Un ordine rigido sirispecchia pure nel parallelismo da sinistra a destra seguendo la disposizione dei capitelli, poichè le prime due colonne d'inizio recano nel capitello lo stile paracorinzio, che si modifica nella terza e quarta in forma a cubo scontornato o a triangolo sferico, al fine di raccordare la forma quadrata superiore del capitello con quella circolare della colonna: tutto si conclude nell'ultima colonna all'altezza del presbiterio nella forma paracorinzia.
Del resto in un'area lontana da noi, a Demre delI'attuale Turchia, la Mira antica, la Basilica di S. Nicola presenta una soluzione pressochè identica alla nostra di Caorle, a mezzo dei pilastri, mentre nel celebre S. Demetrio di Salonicco le catene legano le arcate del colannato. Anche in altre chiese occidentali dell'età ottoniana vigeva una soluzione pilastri-colonne.
Nell'area italiana il rimando più ovvio è a Santa Maria in Còsmedin, a Roma, delI'ottavo secolo, sebbene qui il pilastro funzioni come grosso elemento murario.
La realtà delle catene, quale sia stata la causa, ha rotto I'armonia degli archi in senso paleocristiano, giacchè, qualora le eliminassimo idealmente, si presentano innanzi Santa Sabina di Roma o i due Santi Apollinare di Ravenna.
La soluzione delle catene lignee attenua l'effetto di movimento e di rincorsa nervosa, per creare una sensazione di accentuato impianto longitudinale, evidenziando in tal modo un'impressione di maggior riposo, proiettando lo sguardo in una prospettiva incentrata sul presbiterio e sull'altare maggiore.
Purtuttavia questo insieme di colonne, pilastri, paraste, arcate a doppia ghiera e pulvini niellati induce studiosi recenti a considerare l'architettura interna di Caorle un genere a se stante, senza esempi di rilievo nel resto, almeno dell'Italia padana o di massima in Occidente.
Un tipo quindi derivante piuttosto dall'area bizantina in via prossima e da qui, In vla remota, dall'area armena.
A Caorle, semmai, la soluzione bizantina non è ripresa alla lettera, quasi in fotocopia,ma reinterpretata, ed inserita in un sostrato occidentale romano-ravennate nello schema basilicale dell'insieme.
Invece i pilastri a sezione cruciforme possiedono una caratteristica specifica, dovuta alle paraste inserite nel lato settentrionale e meridionale, che danno origine al sistema del doppio arco o doppia ghiera.
Tanto nelle colonne, quantonei pilastri, le dieci arcate si scaricano sull'imposta o pulvino, più evidente della colonna, mentre è meno, anzi quasi rudimentale nei pilastri.
In entrambi i casi, il pulvino; di remota ascendenza ravennate, presenta decorazioni a foglie di fagiolo invertite, in tecnlca niellata. A sua volta le colonne e i pilastri sono collegati tra loro alla base dell'arco da una travatura lignea o catena.
Non è noto se sia originaria o posteriore.
Di norma, gli esempi analoghi lagunari veneziani o torcellani vanno spiegati a motivo di necessità pratiche, vale a dire per impedire lo sbandamento della navata a causa della debolezza del suolo.
Alla porticina di destra si esca all'esterno sul lato meridionale della cattedrale. Qui è possibile ammirare il delicato gioco decorativo degli archetti sovrapposti gli uni sugli altri sì da creare un intreccio di forma a tutto sesto e ad archiacuto, eseguiti nel corso del Trecento.
Ad essi si sovrappone la struttura a denti di sega nella linea di gronda. Forse la scelta decorativa di codesto tratto fu dovuta alla sua ubicazione verso il lato mare più frequentato dalla popolazione. Di qui, costeggiato il muro, ci si porti dietro alla chiesa per ammirare I'unica abside centrale emergente dal muro maestro, giacchè le due absidiole delle navatelle si trovano comprese entro il muro di fondo.
L'abside, di impianta poligonale, è composta da sette lati o archi in cui riappare il motivo dell'interno del Duomo, cioè la doppia ghiera. Gli archi in parte sono ciechi e in parte finestrati: propriamente le finestre si riscontrano nel secondo, quarto e sesto, creando un'alternanza a ritmo movimentato di vivace effetto cromatico della massa muraria.
Una soluzione del genere, in via remota, la troviamo nelle basiliche ravennati, e in via prosama nelle absidi lagunari di Torcello, di Jesolo, nonchè a S. Sofia di Padova. Non di meno va riconosciuto come essa sia giunta a Caorle dall'area armena, presente qui nei secoli quinto e sesto, attraverso il filtro di Costantinopoli, donde è passata nella nostra località.
Ma in pratica la soluzione caprulense, con la poligonalità non bene evidente, costrlnge a non considerarla nè bizantina nè romanico-veneta o esarcale.
Invece, qui ci troviamo a mezza strada nella fase di rinnovamento evolutivo dell'architettura veneto-bizantina, in cui il linguaggio di Bisanzio si fonda con elementi occidentali e locali. 

 

  

Maggiori informazioni - La cattedrale ed il lato esterno

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